La Chiesa nasce come comunità. I Superabili nascono come comunità. La famiglia nasce come comunità. Ed è in una comunità come la parrocchia di “Santa Maria di Gesù” che nel fine settimana appena trascorso si è celebrata una liturgia mariana all’insegna dell’inclusione comunitaria. “Poiché il mondo ha bisogno di riscoprire il vero senso della comunità, le “vocazioni” comunitarie, oggi più che mai, rappresentano qualcosa d’immenso e di prezioso – sottolinea Giuseppe Cataudella presidente SuperAbili – Più si scava nell’anima e più si trova la comunità. Più si scava nelle fragilità umane e nelle periferie esistenziali e più ci si accorge che le comunità di oggi riusciranno a sopravvivere solo se abbasseranno le barriere fino ad azzerarle, trasformando le mura in ponti; ponti generativi in cui la Chiesa del noi non esclude nessuno, in cui la Chiesa diventa spazio inclusivo, costruendo degli ambienti pienamente integrati in cui tutti abbiano accesso nel modo più paritario possibile“.
Ed è per queste ragioni che nella liturgia eucaristica i canti, le preghiere, l’offertorio, i ministranti e ogni singola azione liturgica hann0 avuto come protagonisti tutti i singoli, soprattutto persone con disabilità. “Ci sono momenti liturgici, come la Santa Messa, in cui dicendo “io” risponde il “noi”. – continua Cataudella – Dicendo “noi” si sente pronunciare il nostro singolo nome, che ritorna, grazie alla potenza della Parola e dell’Eucarestia, diventando immenso come il mondo e infinito come il cielo. La missione universale del noi, o se vogliamo integrale-inclusiva, diventa allora possibile soltanto quando a ciascuna persona, soprattutto in condizioni di disabilità, gli si dà la possibilità di esprimersi con gli stili e i tempi a loro più adeguati”.
Non può esistere inclusione se manca l’esperienza della fraternità e della comunione reciproca. È grazie a Don Giovanni Vizzini e alla sua preziosa comunità parrocchiale se l’inclusione, la partecipazione e il coinvolgimento di diverse persone con disabilità è stata possibile. “Ho visto una comunità in festa, una comunità che si nutre della Parola e del Corpo di Gesù, una comunità che è più tenda e meno palazzo, una comunità di anime, di corpi, di carne e di sangue la cui grammatica del suo esistere è il protagonismo attivo di tutti, nessuno escluso“conclude Cataudella.
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